LA REGIONE LAZIO, IL PTPR e L’AMBIENTE

Il Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) è un atto di programmazione urbanistica ed ambientale previsto dalla legge che, nella regione Lazio, ha avuto una vita molto travagliata.

Dal 1998 si è cercato di raccogliere tutte le previsioni dei Piani Territoriali Paesistici Provinciali (PTP) in un unico documento che, dal 2008 (anno di adozione del PTPR) e sino al 2019 è rimasto “in salvaguardia”.

Quando finalmente la Regione ha approvato il PTPR, lo ha fatto male (secondo la Corte Costituzionale) perché non ha condiviso i contenuti con il Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali (MiBAC). Anche le deliberazioni di istruzioni ai Comuni post annullamento della Consulta, sono state annullate dal TAR.

Nel giro di pochi anni, dunque, la Corte Costituzionale ha ricordato in modo piuttosto pesante alla Regione Lazio che la tutela dell’ambiente è materia delicata per la quale il potere legislativo deve essere condiviso con lo Stato. La Corte aveva già annullato per gli stessi motivi una norma regionale sulla affrancazione da usi civici.

Che la confusione sia totale è certo! Credo però che sia bene indicare, ai politici e ai funzionari regionali, la strada della soluzione alla Regione, piuttosto che stigmatizzarne le colpe.

Ad esporre le eventuali responsabilità dei fallimenti politici ed operativi deve pensarci l’opposizione politica.

Noi “tecnici”, per essere costruttivi, dobbiamo regalare al gestore del potere le soluzioni che riteniamo più opportune. Se le accoglieranno, se ne prendano pure il merito, tanto noi non dobbiamo essere eletti! Se le respingeranno, potremo dire “ve lo avevamo detto!”.

Nel caso del PTPR, in considerazione della tendenza del consumo di suolo zero, suggerirei che tutto ciò che è (o è stato) oggetto di pianificazione attuativa approvata (ancorché non parzialmente o totalmente realizzata) e tutto il settore del brownfield (rigenerazione urbana) deve essere oggetto di una procedura di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) accelerata (max 60 giorni, altrimenti si forma l'assenso). La procedura è gestita solo telematicamente da una struttura autonoma e a ciò dedicata.

Sono consentiti gli ampliamenti, nei limiti della normativa regionale sulla rigenerazione urbana e le nuove infrastrutture.

Nel corso della procedura di VIA si deve dar conto delle eventuali distonie tra l’intervento e il PTPR adottato, con la possibilità di superare la previsione del PTPR con stringenti motivazioni. Tutto ciò che è greenfield (nuovi sviluppi), indipendentemente da dove il terreno si trovi, è inedificabile sino all’approvazione del PTPR. La funzione della Regione ne sarebbe esaltata e si potrà dimostrare che l’esperienza e la capacità dei funzionari regionali vengono messe al servizio di un effettivo potere di guida e di indirizzo nell’ambito di un settore delicato che vive il contrasto tra la necessità di far ripartire l’economia del Paese, non ostacolando troppo gli operatori che intendono investire le proprie risorse nella Regione, e la necessità di salvaguardare i valori ambientali.

Unendo le procedure di VIA e di verifica della compatibilità con le previsioni e i principi informatori del PTPR, il Legislatore Regionale potrebbe raggiungere lo scopo e dimostrare che gli errori del passato sono stati, oggi, trasformati in un’opportunità.

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